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18 Mag

Il potere visivo del Packaging

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Il termine packaging letteralmente significa imballaggio, in realtà in inglese copre molti più significati di quello italiano. Il packaging è infatti la scienza, l’arte e la tecnologia di avvolgere e proteggere i prodotti per la distribuzione, lo stoccaggio o la vendita al servizio di un vasto contesto di altri comparti produttivi: dall’alimentare al farmaceutico. I macchinari per il packaging sono un anello a monte a elevatissimo contenuto tecnologico e innovativo, dove l’Italia contende alla Germania la leadership a livello internazionale.

Non è certamente facile poter parlare di packaging a 360°, è un settore vastissimo e in costante mutamento, però si può provare a fare un quadro generale per capire e anticipare come il settore evolverà nei prossimi anni. Per prima cosa facciamo una breve panoramica su cosa si nasconde dietro al concetto di packaging e al visual design.

Il potere del packaging

Il packaging design, e cioè il modo in cui vengono confezionati i prodotti, è un elemento estremamente importante in ogni industria. Ed è proprio qui che entra in campo il designer (in particolare la figura specializzata del packaging designer). Un packaging ben progettato da parte di un designer può comportare il successo o il fallimento di un prodotto e può far diminuire o aumentare significativamente le vendite dello stesso. Trasformare un'idea in un oggetto, in questo caso un contenitore per della merce, che possa in qualche modo rappresentare il marchio o il prodotto che si sta vendendo è l'obiettivo principale di chi si occupa di design. Diamo molta importanza a ciò che vediamo e spesso, quando ci troviamo di fronte a due prodotti simili, la nostra scelta ricade sul più bello. Chi ha la confezione più accattivante vince, e siamo disposti anche a pagarlo di più.

Questo perché tutti noi giudichiamo quello che vediamo attraverso il senso della vista, prima ancora che con tutti gli altri sensi. In questo il colore ha un importante ruolo. La psicologia dei colori è un elemento essenziale del sapere per chi lavora nel design. Quale colore scegliere per un logo non è una domanda che può trovare una semplice risposta, ma va ricercata in base al prodotto che vendiamo, l'attività che svolgiamo e se il prodotto o il servizio che offriamo è per un target preciso di riferimento, e ancora, se ci rivolgiamo al mondo del web oppure no. Il colore è una sensazione che viene recepita dal cervello e che ha effetti sul nostro organismo e soprattutto sul nostro atteggiamento psicologico. La nostra “tavolozza cromatica personale” dipende dal modo in cui percepiamo i colori esterni e da quali concetti emozionali gli associamo inconsciamente, sia sulla base del nostro vissuto personale, sia sulla base del contesto culturale in cui viviamo che ci influenza più o meno direttamente. Per esempio, nei supermercati, nel reparto macelleria c'è un'intensità diversa di luce con una leggera gradazione di rosso, questo per rendere il prodotto più invitante e quindi vendibile. Compreresti una carne verde?

Il packaging come un display

Nel libro “Critica portatile al visual design“, Riccardo Falcinelli definisce il packaging come display e cioè come strumento per mostrare l’anima e la storia di un prodotto. L’imballaggio di un prodotto diventa quindi il prodotto stesso. In un articolo scritto sul blog grafigata.com, l'autore ha voluto fare degli esempi calzanti che ci fanno capire come il packaging, diventati talmente iconici, superano addirittura la fama del prodotto che contengono. Come ad esempio la famosa bottiglia di Campari di Fortunato Depero o la celebre bottiglia di vetro della Coca-Cola o ancora il flacone di Chanel n. 5 e tanti, tanti altri.


Il packaging è potere

Il packaging, così come la comunicazione pubblicitaria in genere, è persuasione all’acquisto nei confronti del cliente/consumatore. Non sono solo trucchetti e mezzucci per conquistare la mente del consumatore! Spesso è solo questione di creatività. Il packaging può infatti diventare un modo per rendere “trasparente” il prodotto trasmettendo l’idea del prodotto stesso e cercando così di venderlo come vero.

Come in questi packaging di succhi di frutta.

O addirittura possono trascendere il proprio contenuto e giocare sulle abitudini e sui sensi del clienti, come in questa carta per impacchettare su cui è stampata l’immagine di un pezzo di carne cruda.

O molto fantasiosi


Packaging intelligente

Quale futuro per il packaging? La tecnologia sta cercando di superare l'inimmaginabile, come può essere un cartone del latte che ti avvisa, tramite sms, che la data di scadenza si sta avvicinando o la bottiglia di vino che segnala quando la temperatura e l’ossigenazione raggiunte sono ideali per la conservazione. L’etichetta che diventa rossa quando l’umidità di un cibo confezionato non è quella giusta. Tutto questo grazie a chip stampati su un substrato sottile, ma in grado di rimanere stabile nel tempo, economico e molto versatile.

Sono molti gli esempi che si potrebbero ipotizzare già oggi di impieghi del nuovo materiale di dimensioni nano e, soprattutto, binarie realizzato dai ricercatori del gruppo AMBER del Trinity College di Dublino, in Irlanda. Perché per la prima volta, dopo trent’anni di studi, il team di fisici è riuscito a ottenere un nanomateriale stampabile e bidimensionale, le cui applicazioni potenziali potrebbero essere numerosissime a cominciare, appunto, dal packaging alimentare. Da molti anni sono presenti sul mercato i fogli di nanotubi di carbonio, ma si tratta di un tipo di composto nel quale non è possibile inserire transistor perché ha una sua instabilità intrinseca e perché è monodimensionale. I ricercatori irlandesi sono riusciti invece a realizzarne uno del tutto diverso, e non a caso la scoperta ha trovato spazio sulle pagine di Science. Il segreto sta negli elementi chimici scelti per mettere a punto il nuovo materiale: non solo carbonio, e quindi grafene, ma anche nitruro di boro e diselenide di tungsteno, ovvero sostanze che, per le loro caratteristiche chimico-fisiche, conferiscono appunto stabilità e permettono di avere un materiale a due dimensioni nel quale è possibile stampare dei chip. E, di conseguenza, ottenere confezioni (o, per esempio, documenti di identità e dispositivi di vario tipo) intelligenti e capaci di interagire. Secondo gli autori nei prossimi anni questo prodotto si diffonderà ovunque, anche perché è facile da assemblare e non è costoso, e potrebbe consentire risparmi significativi in molti ambiti quali quello alimentare, con il contenimento degli sprechi.

Quali periferiche per il packaging

Le periferiche Roland VersaUV permettono di stampare su numerosi supporti, inoltre, la possibilità della stampa del bianco e tre differenti effetti di verniciatura, attraverso l'utilizzo dell'inchiostro gloss, apre la strada a soluzione creative di diverso genere. Si possono realizzare prototipi e piccoli lotti ad altissimo valore aggiunto, con un prezzo di realizzazione molto basso e un prodotto finale altamente qualitativo.  Gli inchiostri VersaUV possono stampare su polietilene e polipropilene, questo apre alla stampa inkjet il mondo del packaging alimentare.Stampa, ma non solo. Grazie all'utilizzo di apposite lame e alla funzione di perforazione, possiamo realizzare con una periferica Stampa&Taglio, o solo taglio, un packaging finito con il taglio della fustella.

L'etichetta è una delle forme più immediate di comunicazione e di packaging. La stampa digitale consente di realizzare una produzione, ma anche singoli pezzi stampati e scontornati in qualsiasi forma.

(Fonte grafigata.com)

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